Curiosità

Le storie che la strada porta con sé

Ogni strada antica accumula storie come accumula polvere. La Clodia, in più di duemila anni, ne ha raccolte di straordinarie: ex voto d'argento con itinerari incisi, ponti attribuiti al diavolo, borghi abbandonati in una notte e basiliche diventate set del grande cinema.

I bicchieri di Vicarello, il navigatore degli antichi

Nel 1852, durante lo svuotamento della sorgente termale di Vicarello sul lago di Bracciano, riemerse un tesoro votivo accumulato in secoli di frequentazione: monete, offerte e soprattutto quattro bicchieri d'argento a forma di cippo miliare. Sulla loro superficie è inciso, stazione per stazione con le relative distanze, l'intero itinerario da Gades, l'odierna Cadice in Spagna, fino a Roma: oltre milleottocento miglia di viaggio. Erano con ogni probabilità ex voto di viaggiatori iberici che ringraziavano le Aquae Apollinares per il buon esito del cammino. Sono, di fatto, dei navigatori portatili di duemila anni fa, e il legame tra le acque della Clodia e il tema del viaggio non potrebbe avere simbolo migliore.

Il mistero del nome

Chi fu il Clodio che diede il nome alla strada? Nessuno lo sa con certezza. La gens Claudia, nella variante plebea Clodia, fu una delle famiglie più potenti di Roma e annovera numerosi magistrati attivi tra IV e III secolo a.C., epoca presunta della sistemazione della via; ma nessuna fonte antica attribuisce esplicitamente l'opera a uno di loro. Alcuni studiosi hanno proposto il censore Appio Claudio Cieco, il costruttore della ben più celebre Appia, altri magistrati minori della stessa famiglia. La verità è che la Clodia condivide il destino di molte strade secondarie: troppo poco importante per finire negli annali, abbastanza importante da restare nei millenni.

Il Ponte del Diavolo e il suo nome

Il ponte romano sul fosso della Mola, presso Blera, è uno dei monumenti più belli dell'intera strada: tre arcate in opera quadrata che reggono il piano stradale antico, ancora oggi percorribile a piedi. Il nome popolare, Ponte del Diavolo, appartiene a una famiglia di leggende diffusa in tutta Europa: i ponti antichi, così perfetti da sembrare impossibili per mani umane, venivano attribuiti al demonio, che li avrebbe costruiti in una notte in cambio dell'anima del primo passante. La tradizione locale vuole che ad attraversarlo per primo fosse fatto passare un animale, beffando il maligno. Sotto la leggenda, la sostanza: la gente di queste campagne ha guardato per secoli quelle arcate sapendo che nessuno, nel proprio mondo, sarebbe stato capace di costruirle.

Galeria, il borgo abbandonato in una stagione

Galeria Antica è uno dei pochi veri borghi fantasma dell'Italia centrale. Abitato fin dall'epoca etrusca con il nome di Careiae, fortificato nel Medioevo, il paese fu abbandonato definitivamente intorno al 1809, secondo la tradizione a causa della malaria che risaliva la valle dell'Arrone. Gli abitanti si trasferirono a poca distanza, fondando l'attuale Santa Maria di Galeria, e il vecchio borgo fu lasciato all'edera. Oggi è monumento naturale regionale: si cammina tra le case sventrate, la chiesa e la rocca con la sensazione rara di visitare una Pompei vegetale, dove a seppellire l'abitato non è stata la cenere ma il bosco.

Tuscania, set d'autore

La basilica di San Pietro a Tuscania, punto d'arrivo ideale del cammino, è anche uno dei luoghi più filmati del cinema italiano. Il suo interno spoglio e potentissimo è apparso, tra gli altri, nell'Uccellaccio e l'uccellino di Pasolini e nel Romeo e Giulietta di Zeffirelli, e la facciata con il rosone cosmatesco ha fatto da sfondo a decine di produzioni. I registi cercavano quello che cerca il camminatore: un romanico autentico, non restaurato a lucido, immerso in un colle erboso fuori dal tempo. Arrivare a piedi davanti a quella facciata, dopo sette giorni di cammino, rende evidente perché.

La strada che si vede dal satellite

Un'ultima curiosità per chi ama le mappe: in più punti della Tuscia il tracciato della Clodia è ancora leggibile nelle fotografie aeree e satellitari, sotto forma di allineamenti di confini agricoli, filari e strade poderali che ricalcano l'asse antico. È la cosiddetta persistenza catastale: i campi vennero divisi e misurati a partire dalla strada, e quella geometria è sopravvissuta a duemila anni di aratura. Prima di partire, vale la pena perdersi mezz'ora su una mappa satellitare tra Blera e Tuscania a caccia di linee troppo dritte per essere casuali.